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Esercizi Spirituali AQM agosto 2026

31.07.2026 – pomeriggio prima meditazione
01.08.2026 – mattino seconda meditazione
01.08.2026 – pomeriggio terza meditazione
02.08.2026 – mattino quarta meditazione

Statua Madonna lignea a Barza d’Ispra

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PREGHIERA AQM del 13.01-10.03-12.05.26: don Maurizio Mosconi

13 GENNAIO – LA BUONA COSCIENZA (1,18-20)  

Nei tre versetti che concludono il primo capitolo della lettera ritroviamo parole e riflessioni già sentite nelle prime due “puntate”. Anzitutto, la relazione paterna tra l’apostolo e il suo collaboratore/successore Timoteo (“§figlio mio”); cfr. l’inizio dello scritto: «Paolo… a Timoteo, vero figlio mio nella fede». Paolo è il padre della fede di Timoteo; lo afferma senza arroganza o presunzione, dal momento che nei vv. precedenti (12-17) ha ribadito la sua assoluta indegnità e assenza di credenziali davanti a Dio. La totale dipendenza da Dio – egli è «apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio…» (v. 1) – porta Paolo a condividere con Timoteo lo stesso dovere verso la comunità: «Questo è l’avvertimento/ordine che ti do…». Che cosa Paolo ordini è stato detto all’inizio: «ti raccomandai di rimanere a Èfeso perché tu ordinassi a taluni di non insegnare dottrine diverse e di non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede» (vv. 3-4). L’insistenza sulla “dottrina” (orto-dossia) non è fine a se stessa: «lo scopo del comando è la carità» (v. 5); come “tradurre” oggi questa chiarezza circa il nesso verità-carità?  

Paolo ricorda poi a Timoteo le «profezie fatte» su di lui, fondamento stabile e sicuro. Di che cosa si tratta? Forse le preghiere pronunciate nella sua ordinazione. In senso più ampio e generale, possiamo pensare a tutti gli scritti dei profeti – nei quali lo Spirito Santo parlò (cfr. Credo) – e, estendendo ancora, a tutto l’AT: Legge, Profeti e Salmi (cfr. Lc 24,44). Una menzione particolare merita il libro dei 150 Salmi, cioè di quei canti che hanno formato la preghiera cristiana e che dovrebbero risuonare con più forza e frequenza nelle nostre assemblee, al posto di canzonette sdolcinate, adolescenziali e autoreferenziali. I primi sedici versetti del Salmo 118/119 – «il più lungo del salterio […, lode estesa e ripetuta alla parola di Dio, […] tentativo di esprimere la complessità e la varietà dell’esistenza umana alla luce di quella Parola che, sola, in profondità fa vivere il credente in alleanza con il Signore» (L. Monti) – che abbiamo pregato sono un limpido esempio della ricchezza inesauribile contenuta in questi componimenti; e la ripresa di tre frasi nel corso della testimonianza di Mady ed Elena ne è la prova: «Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore… Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti… Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola».  

Tutto ciò è in vista della «buona battaglia» che Timoteo dovrà battagliare, non improvvisando ma con una strategia precisa (così il verbo greco). Ma chi è il “nemico”? Non gli altri, non chi insegna falsità, nemmeno Imeneo e Alessandro citati dopo (temporaneamente “in panchina”, in attesa di un loro ravvedimento). La battaglia che Timoteo deve sostenere è verso se stesso: è l’impegno di conservare (non ripudiare) «una buona coscienza», per non fare «naufragio nella fede». Interessante anche questo accento sulla coscienza “buona”, già presente nel v. 5: «Lo scopo del comando è però la carità, che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera». Qui l’accento pare spostarsi dalla fede “della Chiesa” (insegnata, trasmessa, professata) alla fede “personale”. Oggi parliamo molto di “fede”: che c’è o non c’è; che c’è in tutti a prescindere… arrogandoci a volte il diritto di misurarla, in noi stessi e negli altri. Paolo ci invita a considerare il nesso tra questa fede e la coscienza (cioè – per dirla con il catechismo antico – la «capacità di distinguere il bene dal male», che caratterizza l’età “di ragione”); e addirittura a vedere quasi il primato della “coscienza” (umana) e della sua formazione sulla “fede” (cristiana): è infatti per aver “ripudiato/rinnegato” la prima che Imeneo e Alessandro «hanno fatto naufragio nella fede». L’intreccio tra le due realtà va pensato, di nuovo. Non sempre è facile: la testimonianza di Mady ed Elena ce ne dà un esempio. 

10 MARZO – SIAMO NELLA CHIESA (3,14-16)  

Il v. 16 è il più importante: «Non vi è alcun dubbio che…»; il «mistero» è in concreto Gesù («egli»), la cui vicenda Paolo ricorda ai lettori riportando una parte di un inno utilizzato nella preghiera comunitaria, reliquia (insieme ad altre sparse nelle lettere) della prima produzione catechistica e liturgica. Nella «carne umana» e glorificata di Gesù risorto («nello Spirito») si manifestò una volta per tutte l’amore di Dio per il genere umano nella sua totalità («le genti… nel mondo»). Frutto di questa manifestazione è la «vera religiosità», rivolta indissolubilmente a Dio (adorazione, venerazione, contemplazione, culto) e, in Dio, a tutti e tutto; la portata di questa eusèbeia (pietas) – la religione/devozione come coinvolgimento di se stessi – è ampia, e molto concreta: si legga al riguardo 6,3-10 (e i vv. dell’incontro precedente: 17-19).  

Il comportamento segnalato nel testo ci riporta al v. 15 («voglio che tu sappia come comportarti»), che ne precisa l’ambito: la «Chiesa/comunità del Dio vivente», che è al tempo stesso la Sua «casa/famiglia» e la «colonna e sostegno/basamento della verità». La tensione tra l’ambiente domestico (luogo di relazioni ‘corte’, di condivisione e di intimità) e i vocaboli ‘duri’ della verità (colonna, basamento…) si risolve appena ci ricordiamo che qui si parla di Dio, che «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Rispetto all’umanità intera la comunità di Gesù è il riferimento sicuro, stabile e visibile della Sua verità in quanto riceve, custodisce e trasmette la fede dei primi discepoli; in questa Chiesa noi siamo, e vogliamo rimanere. Nell’ambito del servizio alla verità dell’evangelo comprendiamo – come ci testimoniano Gabriella e Roberto – l’esigenza di verità che proprio l’amore per il coniuge porta con sé.  

12 MAGGIO – LA CURA DEI PROPRI CARI (5,1-8)  

Il titolo scelto per l’incontro ci porta subito all’ultimo versetto: «Se qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele»; il verbo qui utilizzato (pronoèin) insiste sulla dimensione preventiva, e non solo emergenziale: si tratta di prevedere per tempo alcune situazioni, non di correre ai ripari il più tardi possibile. La delimitazione dei destinatari di questa cura – «soprattutto quelli della sua famiglia» – e la pesantezza del giudizio su chi non la offre sono coerenti con il principio fissato nel v. 4: «è cosa gradita a Dio adempiere i propri doveri verso quelli della propria famiglia e contraccambiare i genitori»; l’autore della lettera ribatte qui la convinzione che la fede (la pietas, la devozione) non va declamata ma va praticata, mettendosi a servizio di chi ha bisogno, a partire da chi ci ha dato la vita.  

Il quarto comandamento conserva tutto il suo valore e la sua obbligatorietà: Maria e Rino ci ricordano che cosa significa onorare il padre e la madre, anche quando essi perdessero il senno (cfr. Sir 13,12-13); teniamo presente che “onorare” significa “dare spazio”, permettere a una persona di essere ancora attiva e di essere valorizzata…  

Il genitore messo qui in evidenza è la propria mamma (nonna), vedova: «se una vedova ha figli o nipoti…» (v. 4). Delle vedove trattano i vv. 3-7, ma anche i successivi (9-16); l’ampiezza del “regolamento” che le riguarda (1/6 della lettera) è un riscontro della consistenza della loro presenza nelle prime comunità, con tutti i pro e i contro. La fattispecie della vedovanza e la sua fisionomia spirituale sono già presenti nell’AT; il vangelo di Luca ne identifica il valore nella profetessa Anna (Lc 2,36-38); Gesù le incontra e parla con loro. Detto ciò, le prime chiese dovettero operare un discernimento, sia sulle vedove – privilegiando quelle «non impiccione, quelle che se fanno una promessa di fedeltà al Signore la mantengono, che se hanno una famiglia se ne occupano e non si sentono sminuite perché non hanno il tempo per la parrocchia, il volontariato…» (B. Maggioni) – sia sulle modalità del loro sostentamento: «Il periodo dei comportamenti spontanei è passato, occorre agire con oculatezza per evitare che si sprechino sostanze o che qualcuno se ne approfitti». Di questa oculatezza dev’essere capace Timoteo, l’episkopos della comunità; a lui sono diretti i primi due versetti: «Non rimproverare duramente un anziano ma esortalo…»; se ciò che non deve fare completa il v. 12 («Nessuno disprezzi la tua giovane età» – e pensiamo qui ai diaconi che ci hanno accompagnato quest’anno…), l’invito ad esortare diventa per tutti noi un utile “esame di coscienza”: siamo (ancora) capaci di “esortare”? Oppure le nostre parole sono solo critica e correzione?  

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PREGHIERA AQM 09.06.26 La vera ricchezza Riflessione Mariella ed Elio

14 maggio 1989, una data importante per noi. 

abbiamo già festeggiato la ricorrenza 37 volte ed ancora sono vivi e presenti quei momenti vissuti. 

Circondati da tante persone a noi care, presenti nello stesso momento a festeggiare con noi con semplicità e spensieratezza, si percepiva l’affetto, l’amore che nutrivano nei nostri confronti, eravamo tutti in relazione, oserei dire in comunione tra noi. 

avevamo da poco fatto una scelta determinante per la nostra vita 

Ci eravamo scelti l’un l’altro davanti a tutti i nostri cari , nella chiesa, davanti a Dio e con Dio, promettendoci di vivere insieme il resto dei nostri giorni a noi concessi. 

Un progetto importante , bellissimo ma anche impegnativo e faticoso. 

Si dice che il giorno del matrimonio sia il giorno più bello della vita. 

effettivamente lo è, ma non è l’unico, in maniera diversa tanti altri giorni vissuti insieme ci hanno regalato emozioni bellissime come la nascita dei nostri quattro figli, il matrimonio dei primi due, il giorno in cui siamo diventati nonni ecc ecc… 

Siamo stati e siamo una coppia di persone fortunate e ricche. 

Ma la vita si sa, è la ricerca di un continuo equilibrio tra gioia e dolore, tra ricchezza e povertà, tra riposo e fatica. 

Partimmo in due e strada facendo ci ritrovammo in sei… che bello!!!! 

ma quante fatiche, quante rinunce, quante notti insonni ma le gratificazioni che seguirono ci hanno ampiamente ripagato. 

Ad esempio, ricordiamo una sera in cui seduti a tavola tutti insieme, ormai famiglia allargata, davanti a del buon cibo si discuteva e ci si raccontava e noi approfittammo quasi scusandoci con loro delle nostre fatiche per soddisfare le loro esigenze, di non essere riusciti a dar loro molto di più dell’ indispensabile. 

In risposta ci sentimmo dire ( con grande meraviglia per noi) che loro non avevano percepito nessun vuoto dentro dovuto alla mancanza di qualcosa e che si erano sentiti sempre accolti ed amati. 

E che dire della nostra cara nuora che nella serata dell’addio al nubilato  alla domanda delle sue amiche: 

che cosa ti piace di più del tuo futuro sposo? 

rispondeva: 

il fatto che sia una persona umile molto concreta e profonda, capace di amare tanto perchè è stato tanto amato. 

Che bello!!! non poteva dire cosa più bella. 

Nostro figlio capace di amare grazie all’ amore ricevuto… 

che ricchezza per noi e per chi condivide  con lui la vita. 

Grazie Signore di averci fatto a tua immagine e somiglianza. 

Grazie per averci donato il tuo amore rendendoci a nostra volta capaci di amare. 

Grazie per averci dato la capacità di condividere il tuo amore in famiglia facendo si che si moltiplicasse . 

Tornando a noi:  

la famiglia cresceva, crescevano le esigenze sia materiali che spirituali . 

cresceva in noi sempre più la sensazione di essere avvolti in un vortice: 

noi al centro e quattro satelliti che ruotavano attorno a noi a velocità crescente 

Quanta bellezza! 

Quanta ricchezza! 

In contemporanea però aumentavano in noi le preoccupazioni, cresceva sempre più la consapevolezza  dei nostri limiti, sentivamo forte la necessità di ricentrarci come coppia, di fare luce sul nostro cammino. 

ci sentivamo svuotati, come due pile scariche che avevano bisogno di una ricarica. 

Eravamo avvolti da tanta ricchezza ma dentro una grande povertà. 

Era necessaria una svolta nella nostra vita. 

Cominciammo a ritagliarci dei momenti nostri, di coppia, 

come allontanarci dalla famiglia qualche giorno per gli anniversari, per fare memoria, per rinnovare la nostra scelta , per far luce sul nostro progetto. 

Questo però non bastava , eravamo assetati…la messa domenicale non ci bastava più, il nostro cammino di fede si era immiserito. 

Fu così che la provvidenza ci venne incontro, qualcuno stava già vegliando su di noi e avanzò la proposta di farci entrare in AQM. 

Dopo un periodo di riflessione , meditazione e discernimento arrivammo al 4 giugno 2010 alla firma della regola. 

La nostra seconda chiamata. 

Chiamata alla condivisione della fede con altre famiglie in cammino. 

Chiamata a  vivere la comunione come grazia ricevuta in forma di visibile condivisione e di reciproco sostegno. 

Un altro giorno importante da commemorare. 

Un grande dono. 

Una grande ricchezza per noi e la nostra famiglia. 

Una grazia ricevuta 

-Grazie signore per aver messo sulla nostra strada persone di fede che hanno saputo porgerci la mano e farci entrare a far parte di un progetto più grande e fecondo dove al centro ci sei tu e il tuo grande amore per tutti noi. 

-Grazie signore per averci tenuti svegli e di non aver permesso che il lume della nostra fede si spegnesse 

Nella regola di AQM nel paragrafo intitolato “la povertà” viene preso in esame l’aspetto della provvidenza del padre e della sobrietà che ci spinge a sapersi accontentare del necessario… 

noi ci siamo spesso chiesti: 

cos’è il necessario?? 

Riuscire a bilanciare il necessario dal superfluo è sempre stato un arduo compito. 

Crediamo però che essere in tanti in famiglia abbia aiutato sia noi genitori che i nostri figli ad un allenamento naturale alla sobrietà, si è in parte avvantaggiati, si impara in famiglia la condivisione che nasce da una necessità e non sempre da una scelta per poi diventare uno stile di vita. 

Spesso ci siamo sentiti in colpa nei confronti del mondo esterno alla nostra famiglia perché non avevamo la possibilità di andare incontro alle povertà sociali ma qualcuno ci è venuto incontro facendoci riflettere che la condivisione delle nostre risorse economiche l’abbiamo fatta in famiglia, con i nostri quattro figli, sostenendoli e accompagnandoli nel loro cammino di studi e in quelle iniziative che ci hanno aiutato ad educarli (vedi lo scautismo ecc. ecc.). 

Una ricchezza materiale condivisa che si è trasformata in una ricchezza più grande, 

la ricchezza dell’amore che si moltiplica. 

Ti ringraziamo signore per averci accompagnati nel discernimento continuo 

e per aver messo al fianco dei nostri ragazzi persone/educatori che ci hanno accompagnato nell’arduo compito di genitori. 

Ti ringraziamo per la fede che ci ha sostenuto e ci sostiene nei momenti di difficoltà/povertà. 

Sempre nella nostra regola si dice che la povertà non deve essere motivo di” “disperazione ……” 

Non nascondiamo che in alcuni periodi della nostra vita di coppia ci siamo trovati sul punto di perdere la speranza …..ma questo insegnamento e la certezza di essere accompagnati ci ha aiutato e tuttora ci aiuta ad andare avanti . 

Sapere che ci sono dei fratelli con cui condividere le nostre difficoltà, le fragilità umane e le nostre povertà spirituali , ci aiuta a non disperare e a confidare nella provvidenza divina. 

La comunità ci viene incontro in momenti come questo dove ci si può fermare a riflettere e ricentrare il nostro cammino di fede. 

I momenti di adorazione, di riflessione, rendono sempre più viva in noi l’immagine di Maria, capace di ”stare ”davanti alla sofferenza, al dolore della perdita, in silenzio, senza mai perdere la speranza. 

Ti preghiamo Signore affinchè anche noi impariamo a stare davanti alle povertà della vita senza disperare ma con la pazienza della fede. 

Ti preghiamo Signore di renderci sempre più assidui nella preghiera consapevoli che attraverso di essa possiamo orientare i nostri cuori . 

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Preghiera AQM 09.06.26. La vera ricchezza

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Preghiera AQM 12 05 26 La cura dei propri cari Testimonianza Maria e Rino

AQM Percorso 2025/2026 – Cappellina AMORIS LAETITIA di Muggiò
IL FINE È LA CARITA’
LA CURA DEI PROPRI CARI (1Timoteo 5, 1-8)
Martedì 12 maggio 2026 – Preghiera AQM – Maria e Rino
“Chi non si prende cura dei propri cari rinnega la fede.”
Maria
La parola di San Paolo questa sera ci provoca. Stiamo comprendendo che prendersi cura non è un
obbligo ma un modo di somigliare a Dio. Curare non è solo “fare”. È esserci. È quel tempo regalato
quando vorremmo soltanto riposare o pensare a noi stessi.
Rino
Insegnaci Signore la cura che custodisce, protegge e costruisce la pace nelle famiglie e nel mondo.
Maria
Aiutaci a capire che l’Eucaristia che adoriamo non è separata dalla nostra cucina, dal nostro divano
o dai corridoi dove ci prendiamo cura di chi soffre. La nostra famiglia è il nostro primo altare.
Rino
Come Gesù si spezza per noi nell’Eucaristia, così anche noi siamo chiamati a “spezzare” il nostro
tempo, la nostra pazienza e il nostro amore per chi ci vive accanto.
Maria
Signore Gesù, prima di metterci in adorazione davanti a Te, vogliamo consegnarti la nostra vita così
com’è, come una piccola testimonianza del tuo amore nelle nostre famiglie. Non una vita perfetta,
ma una vita vera. Una vita fatta di amore e di fatica, di giorni luminosi e di giorni pesanti, di fragilità,
di paure, ma anche di tanti piccoli gesti di cura.
Rino
Quando abbiamo letto la Parola di San Paolo, all’inizio abbiamo pensato subito alla cura dei genitori
anziani, alla malattia, alla fragilità fisica. Ma poi abbiamo capito che il Signore ci stava chiedendo
qualcosa di più profondo.
A volte pensiamo che la fede sia qualcosa di grande, quasi eroico. Invece abbiamo scoperto che la
fede si gioca soprattutto lì nelle nostre case, nelle cucine disordinate, nelle notti senza sonno, nelle
parole da trattenere, nelle mani da tendere quando si è già stanchi. Abbiamo capito che la carità non
è un’idea. È presenza. È restare.
Maria — Ci sono stati momenti in cui la vita ci ha chiesto di fermarci e di farci vicini in modo più
profondo. Quando abbiamo accolto in casa i miei genitori, e mio padre ha iniziato il difficile
cammino dell’Alzheimer, abbiamo toccato con mano tutta la fragilità della vita. È stata una scelta
d’amore, ma anche una strada fatta di stanchezza, di smarrimento e di giornate in cui il cuore si
sentiva sopraffatto. Vedere un padre che non ti riconosce più è qualcosa che attraversa
profondamente il cuore. Eppure, dentro quella malattia c’erano ancora piccoli attimi di luce.
Momenti di tenerezza. Momenti in cui riaffiorava la sua umanità fragile. E tutto questo ci parlava
ancora di amore. Nello stesso tempo cercavo di essere madre, moglie e lavoratrice…e non è stato
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semplice. E poi c’erano anche le mie fragilità. La depressione. Il panico. Io li chiamavo quasi
“compagni di viaggio”.
E proprio lì, Signore, sono iniziate le mie lunghe chiacchierate con Te. A volte parlavo arrabbiata.
A volte stanca. A volte senza nemmeno trovare le parole. Ma quelle chiacchierate mi aiutavano a
sentirti vicino.
Rino — E in mezzo a tutto questo, Tu c’eri davvero Signore. Silenziosamente. Senza fare rumore.
Ci sostenevi giorno dopo giorno, anche quando non ce ne rendevamo conto.
Maria — Poi, dopo mio padre, anche mia madre ha avuto bisogno di noi. Come un passaggio di
testimone. Ancora cura. Ancora presenza. Ancora imparare a restare. E oggi possiamo dirlo con
sincerità, Signore: non sempre abbiamo amato bene. E questo lo portiamo ancora nel cuore.
Rino — Ma forse abbiamo capito proprio questo che amare non significa essere perfetti. Amare è
continuare ad esserci. Anche fragilmente. Anche quando ci si sente piccoli.
Maria — E anche oggi, davanti alla fragilità di mio fratello, ci ritroviamo ancora una volta chiamati
ad esserci, a prenderci cura e a non tirarci indietro. Ci accorgiamo però che qualcosa è cambiato.
C’è più pace. Più accoglienza. Forse un amore un po’ più maturo.
Rino — Signore, oggi non veniamo a dirti che siamo stati capaci. Veniamo a dirti
che abbiamo provato ad amare. Con i nostri limiti, le nostre fragilità e tutta la nostra umanità.
Maria — E vogliamo dirti grazie. Perché Tu non ci hai mai lasciati soli.
Abbiamo voluto pensare ad un simbolo!
Rino — Abbiamo portato un grembiule e un pane.
Maria — Il grembiule rappresenta tutte quelle forme di amore silenzioso che spesso nessuno vede:
la cura, il servizio, la pazienza, il rimboccarsi le maniche ogni giorno.
Rino — Il pane invece ci ricorda che amare significa anche lasciarsi spezzare un po’ per gli altri,
come fa Gesù per noi.
Maria — E alla fine della preghiera, vorremmo condividere questo pane con voi. Perché questa
sera ciascuno non porti a casa soltanto delle parole, ma anche un piccolo segno concreto di fraternità
e di cura reciproca.
Maria e Rino insieme
Ti affidiamo, Signore, la nostra vita, i nostri figli, i nostri nipoti,
le nostre famiglie e tutte le persone che ci hai donato.
Insegnaci ad amare ogni giorno di più,
con una presenza vera, con un cuore più paziente, più umile e più capace di cura.
Fa’ che nelle nostre case la carità diventi vita concreta.
Perché alla fine, Signore, non ci verrà chiesto quanto siamo stati forti,
ma quanto abbiamo saputo amare…proprio lì, dove la vita ci ha chiesto di restare.

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Preghiera Aqm 12 maggio 26. La cura dei propri cari

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PREGHIERA AQM 14 APRILE 2026 L’ esercizio della pietà commento Monica e Daniele

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PREGHIERA AQM Martedì 14 Aprile 2026 L’esercizio della pietà commento don Marco Cairoli

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PREGHIERA AQM 14 Aprile 2026. L’esercizio della pietà

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Buona Pasqua di Risurrezione

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Il Cristo Risorto segna il passaggio a una nuova era. Dà origine al Regno dei cieli sulla terra dilatando il raggio della creazione. La Risurrezione equivale a un nuovo livello di coscienza sempre attivo, forza propulsiva di santificazione, processo di redenzione che inizia nella vita terrena suscitando uno sguardo nuovo, aprendo una nuova prospettiva. ( Antonella Lumini,” MISTICA E COSCIENZA’)