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L'ascia nel cuore

CAV escluso dall’ Ospedale di Cantù?

Lettere al direttore direttore.riva@libero.it
Egregio direttore,
come riportato con grande clamore dai media locali, il 31 ottobre la CGIL manifesterà davanti all’ospedale di Cantù per protestare contro la convenzione tra l’ospedale stesso (Azienda Socio Sanitaria Lariana) e il Centro Aiuto alla Vita. La motivazione è che questa presenza del CAV, nota associazione cattolica anti-abortista, in uno spazio laico come l’ospedale pubblico, violerebbe il principio di laicità dello Stato e soprattutto metterebbe «a rischio la libertà di scelta delle donne». Per la CGIL questo rappresenta «un rischio di interferenza con la
libertà di scelta e con la neutralità del servizio sanitario pubblico». I media locali stanno insensatamente sponsorizzando la posizione della CGIL. Di fatto la convenzione ha solo il pregio di attuare la legge 194, per lo più disattesa nelle premesse che garantiscono supporto e aiuto alle mamme in difficoltà. Mi sembrerebbe importante che almeno il Settimanale intervenga prendendo una posizione diversa e obiettiva.

Il bue che dà del cornuto all’asino è fiaba ricorrente nelle vicende umane, e l’iniziativa della CGIL nei confronti del Centro Aiuto alla Vita non fa che rinverdirla. L’accusa del sindacato ai volontari del CAV di ostacolare la libertà di scelta delle donne e di violare la laicità delle istituzioni pubbliche, ne è un perfetto esempio, perché tale accusa in realtà andrebbe rivolta a chi l’ha formulata.
I volontari del CAV non impediscono a nessuno di interrompere la gravidanza. Sono lì solo ad offrire un’altra possibilità, attraverso una vicinanza e un aiuto concreto. Sapendo che non raramente la decisione di abortire fiorisce nell’assenza di un’alternativa praticabile pro-vita. Quindi la presenza del CAV nell’ospedale non diminuisce affatto la libertà delle donne: semmai la incrementa. A diminuire la libertà delle donne è l’assenza di qualsiasi altra e diversa opportunità che non sia solo quella di abortire. A diminuire la libertà delle donne è l’espulsione, dallo spazio pubblico, di un’opinione diversa da quella del pensiero unico dominante, che qualcuno reputa essere obbligatorio per tutti. Col che abbiamo già risposto anche alla panzana della violazione della laicità di uno spazio pubblico qual è l’ospedale. Laicità vuole dire spazio aperto alle differenti opinioni e visioni della vita. Laicità è sinonimo di società aperta e inclusiva, di convivialità delle differenze, di «agorà» (piazza) dove affacciano le diverse interpretazioni della vita. Vietare la presenze del CAV in un ospedale è sinonimo di società chiusa, di pensiero unico totalitario. L’esatto contrario della laicità. Laicità è rileggere e attuare la legge 194 anche in quelle parti nelle quali è rimasta lettera morta. La legge, infatti, da una parte permette l’aborto, dall’altra promette (fin dall’art. 1) di tutelare la maternità: cioè la nascita, la vita, la mamma «con» (non necessariamente e sempre e solo «contro») il suo bambino. Le due cose, secondo la legge, vanno attuate entrambe, non l’una sì e l’altra no. Quindi la presenza dei volontari del CAV nell’ospedale non viola una legge dello Stato: piuttosto la attua. È la loro esclusione che viola lo spirito e la lettera della legge. Ma vabbè, forse stiamo solo sprecando fiato. Tanto il bue sarà sempre convinto che è l’asino ad avere le corna.

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