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cap 1,LIBRO DI ESTER Preghiera di testimonianza Elisa e Massimo Lombardi. L’ ILLUSIONE DEL POTERE 13 ottobre 2026

CAPITOLO 1 – LIBRO DI ESTER
13 Ottobre 2026
Famiglia Lombardi – Don Alberto Fasola
Assuero è un uomo potente, abituato ad essere ascoltato e obbedito. E quando Vasti dice di no,
quel rifiuto sembra mettere in discussione non soltanto una sua richiesta, ma la sua stessa
autorità. La risposta è trasformare quel conflitto in una regola, in un ordine che valga per tutti.
Questo racconto ci fa riflettere sulla nostra esperienza di genitori.
Ci siamo accorti che forse la sfida più grande non è insegnare alle nostre figlie ad obbedire, ma
insegnare loro ad essere libere. A discernere, a capire perché una cosa è giusta o sbagliata, ad
affidarsi, ad ascoltare una voce diversa dalla propria e, quando è necessario, anche a dire di no.
Vorremmo che imparassero a rispettare l’autorità senza esserne dipendenti, a riconoscere le
regole senza smettere di interrogarsi sul loro significato. Vorremmo che diventassero donne
capaci di scegliere, non semplicemente di eseguire.
Per questo cerchiamo di offrire loro esperienze diverse: gli scout, l’oratorio, lo sport. Esperienze
che hanno in comune una cosa: sono luoghi di relazione, nei quali si scopre che non siamo soli,
che le nostre scelte hanno conseguenze sugli altri e che la nostra libertà si vive sempre insieme a
qualcuno.
Anche la scelta di un’educazione cattolica nasce da qui.
Per noi la fede non può essere soltanto un insieme di regole o di risposte già pronte. Le scritture
ci provocano, ci fanno domande, ci chiedono di spostare lo sguardo: dal nostro interesse all’altro,
dal successo al servizio, dalla paura all’accoglienza.
E crediamo che questo possa accadere soprattutto dentro una comunità. Perché da soli è facile
costruirsi una fede su misura, fatta delle cose che confermano ciò che già pensiamo. In una
comunità, invece, incontriamo persone, storie e sensibilità diverse dalle nostre. E siamo chiamati
a confrontarci.
Leggendo questo capitolo, ci viene allora naturale mettere a confronto due modi molto diversi di
intendere l’autorità.
Da una parte c’è Assuero: il potere che si manifesta nello sfarzo, nella ricchezza, nella necessità di
essere riconosciuto e obbedito.
Dall’altra c’è Gesù, che sceglie un modo completamente diverso di esercitare la propria autorità:
non attraverso il potere, ma attraverso il servizio; non mettendosi al di sopra degli altri, ma
facendosi vicino.
È un’autorità che non chiede semplicemente obbedienza, ma si mette al servizio dell’altro.
C’è poi un altro aspetto di questo capitolo che ci ha colpito. Assuero vive un problema personale:
Vasti non risponde alla sua richiesta come lui vorrebbe. Ma quel problema diventa una questione
che riguarda l’intero regno. Da un conflitto personale nasce una regola generale.
Ciò ci ha fatto pensare a quanto sia facile passare dalla persona alla categoria, dall’esperienza
concreta alla generalizzazione. Abbiamo scelto di vivere l’affido di un ragazzo migrante e di ospitare un rifugiato; non perché
pensiamo di avere trovato una risposta al problema delle migrazioni, ma perché crediamo che ci
sia una differenza profonda tra parlare dell’altro e incontrare l’altro.
Un migrante può diventare “i migranti”. Un rifugiato può diventare “i rifugiati”. Una persona
diversa da noi può diventare semplicemente “l’altro”.
Ma quando quella persona entra nella tua casa, quando conosci il suo nome, ascolti la sua storia,
condividi una difficoltà, le categorie iniziano a sgretolarsi.
E questo ci sembra importante in un tempo nel quale è facile costruire la propria sicurezza
attraverso la contrapposizione: noi e loro, dentro e fuori, chi appartiene e chi non appartiene.
Forse accogliere non significa soltanto aprire una porta. Significa accettare che l’altro possa
mettere in discussione la nostra idea del mondo.
Ed è qui che questo capitolo torna a toccarci personalmente.
Perché forse la nostra difficoltà più grande non è educare, ma lasciarci educare.
Come uomo e come donna, come marito e moglie, quanto siamo realmente capaci di lasciarci
mettere in discussione?
Quanto è difficile, quando qualcuno ci dice qualcosa che non vogliamo sentire, non reagire come
Assuero? Non trasformare subito il dissenso in una minaccia alla nostra autorità, ma fermarci,
ascoltare e chiederci se nell’altro ci sia qualcosa che non avevamo visto.
Forse il pensiero critico non è avere sempre un’opinione, ma essere disponibili a mettere alla
prova le proprie opinioni.
Questo è ciò che vogliamo costruire nella nostra famiglia: non uno spazio nel quale tutti devono
pensarla allo stesso modo, ma un luogo nel quale ciascuno possa pensare, parlare, ascoltare e
anche cambiare senza perdere la relazione.
Allora la nostra preghiera è semplice.
Signore, aiutaci a non confondere l’autorità con il potere e l’obbedienza con la libertà.
Aiutaci a trasmettere una fede non fatta soltanto di regole, ma capace di aprire domande,
generare responsabilità e spingerci verso gli altri.
Fa’ che le nostre esperienze di comunità, di servizio, di accoglienza e di fede non siano soltanto
attività da fare, ma occasioni per imparare a vivere più profondamente.
Aiutaci a non avere paura dell’altro e a non chiuderci nelle nostre certezze. Fa’ che la nostra casa
possa essere un luogo nel quale si accoglie, si discute, si ascolta e, quando serve, ci si lascia
cambiare.
Aiutaci a non avere sempre bisogno di avere ragione, a non trasformare ogni dissenso in una
minaccia, a lasciare uno spazio nel quale l’altro possa ancora sorprenderci.
E insegnaci, Signore, che la libertà che desideriamo per i nostri figli comincia proprio da noi: dalla
libertà di ascoltare, di cambiare, di chiedere perdono e di lasciarci trasformare dall’incontro con
l’altro.
Perché forse è proprio lì, in quello spazio di libertà che possiamo incontrare Te.Amen

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