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LA CITTÀ DI PIANURA (da Tempi settimanale)

Le città di pianura ★★★★

Di Francesco Sossai
Dove vederlo: Mubi

Titolo alla Cormac McCarthy per un film bellissimo, di gran lunga il film italiano migliore della stagione. È un road movie ambientato nel nostro Midwest, il Veneto, o meglio, la pianura veneta. Due tizi sulla cinquantina, disoccupati, con alle spalle matrimoni falliti e lavori sbagliati, passano da uno spritz a un bianchino, bevendo l’impossibile e trascinando nei propri viaggi assurdi, mentali e non, un ragazzo reduce da una delusione d’amore. Film originale che utilizza lo spazio di mezzo, la pianura un po’ grigia e sempre, apparentemente, uguale a se stessa, che si sviluppa tra le ben più cinematografiche Venezia o le montagne. È in quel luogo, dove fervono i preparativi per una nuova inutile autostrada, che si ambienta questa vicenda dal sapore western – c’è pure un tesoro da trovare a un certo punto – dove si mescolano tanti registri, il realismo, il grottesco, il racconto metaforico ma alla fine, come dirà amaramente uno dei due straordinari protagonisti, «si costruiscono infrastrutture enormi ma non c’è ormai nessun luogo dove andare». È l’idea del film, che peraltro ha anche dei momenti molto divertenti: non un ripiegarsi nichilistico nella bottiglia, semmai un vedere che al fondo della bottiglia c’è il vuoto di senso e di relazioni di cui però abbiamo assoluto bisogno. Film buzzatiano che gioca con gli spazi e con i vuoti come Il deserto dei Tartari e ammicca a tanta parte del cinema di un grande regista, anche lui veneto, il mai dimenticato Carlo Mazzacurati de La lingua del santo.

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